A lungo quattro diverse Soprintendenze, tutte ostili, mi hanno tenuto alla prova, incerte se stessero difendendo i resti invisibili di una villa scomparsa, che forse non c'era mai stata, o una preziosa enclave naturale, naturalmente invece antropizzata.
Villa Leopardi è
un fondo rustico sulla via Nomentana messo a dimora nei primi anni del Novecento,
poi abbandonato e infine trasformato in spazio pubblico. Prima dell'intervento
il massimo degrado: la vegetazione impenetrabile accoglieva un maneggio abusivo,
uno sfasciacarrozze, ogni sorta di turpe commercio illecito.
Il luogo è interessante per la morfologia e per la vegetazione, ma
soprattutto per un fitto reticolo di catacombe sotterranee (S.Agnese). Dunque
una identità ibrida, di suolo archeologico, giardino-non giardino,
enclave di selva nella città.
Il progetto rispetta il carattere "selvatico" del luogo, limitandosi
a una bonifica, e allo stesso tempo lo rende vivibile, tracciando una passeggiata
dorsale "dolce", di mattoni, di larghezza sempre variabile, con
frequenti occasioni di sosta e un commento continuo al movimento del pubblico:
muri bassi si alzano e abbassano per forzare o alleggerire le prospettive.
La trama sotterranea della catacombe, che ha un disegno organico molto bello,
è proiettata fedelmente in superficie da un parterre di rose rosse.
Questa idea rabdomantica, un po' pop, di raccontare in scala reale la straordinaria
ricchezza sotterranea del tutto sconosciuta ai più, parve ad alcuni
addirittura blasfema e costò per affermarsi una durissima battaglia.
Dopo l'inaugurazione, dove produsse un magnifico effetto, accadde l'imprevedibile:
scomparve nel nulla in due soli giorni per un raptus fulminante di cleptomania
collettiva del pubblico. Da questo effimero trionfo ho tratto una bella lezione
per me sulla durata dell'architettura nel contemporaneo. Ancora: due fontane
a terra, pensate come polle affioranti su labirinti policromi, alti appena
cinque centimetri, segnavano due mete intermedie del percorso. Durante la
costruzione capii che nessuno le avrebbe mai curate. Mi parve opportuno trasformarle
in mosaici, sotto ai quali giace tuttora in sonno un impianto idraulico perfettamente
funzionante, un piatto ghiotto per gli archeologi del futuro.