" Este modo de hacer el jardin, lleno de sutiles intervenciones, no es ajeno al mundo del jardìn japonés que su autor tanto admira. Lo cual seguramente nos lleve a poder admiran, en el apogeo de su vegetaciòn, la imagen de un jardin italiano-japonés. Imagen en la quale reside la inspiraciòn de este proyecto." Elias Torres
Senza che me ne accorgessi
nemmeno, quando i maestri carpentieri giapponesi disarmarono i casseri, la
concezione del progetto cambiò profondamente. I maestri lavoravano
secondo la loro abitudine, con calzature di feltro dall'alluce separato, sensibili
al suolo, spazzando il cantiere anche due volte al giorno, come fosse una
cucina, rifinendo i dettagli con certe loro spazzoline metalliche... Gianpiero
Donin, che mi era venuto a trovare, osservò che tanta raffinata precisione
cambiava ciò che era stato pensato come volumi da rivestire in un tema
diverso, di grana, luce e colore. Tutto era stato eseguito in una dimensione
iperreale. Decidemmo allora di usare la ceramica con discrezione, per punteggiature...
Osaka '90 è stata una delle più importanti esposizioni universali
della fine del secolo scorso.
Situato nel Parco Tsu-Rumi, il giardino è di circa 1.000 metri quadri,
su un pendio aperto a mezzogiorno. Vi sono piante italiane e giapponesi, pergole,
percorsi, acqua e molte decorazioni policrome in maiolica. E' un'opera contemporanea
che tocca alcuni temi ricorrenti nella nostra storia del giardino, "all'italiana",
per evocarli nell'immaginario del popolo giapponese, unendo tecnologie sofisticate
(Alitalia per il trasporto, Acea per gli impianti e giochi d'acqua, Teco per
le strutture di legno) con il nostro migliore artigianato (Confartigianato,
Imprese di produzione di maioliche e vetri preziosi del "terzo fuoco"
di Maranello, terracotta Benocci NB&C Int.). L'impianto è semplice
e regolare, con un asse maggiore contropendenza e sei transetti perpendicolari
a questo. Alte spalliere di rose formano velari paralleli che creano ombra,
ma più ancora raccolgono e definiscono lo spazio. Per contrasto il
suolo è neutro, ricoperto uniformemente da corteccia d'albero. Il percorso
principale è una "cordonata" da monte a valle. Lungo questa
vi è su un lato una "linea d'acqua" -luce, colore, vetro
e ceramica in sequenze dinamiche- e sull'altro una "linea di fuoco"
-azalee del Lago Maggiore-. Alcuni ciliegi giapponesi già esistenti
sono stati mantenuti.