È l’immagine che la cultura anglosassone ha del nostro giardino –letteraria, pittorica- che ha giocato un ruolo importante nella sua valorizzazione e evoluzione nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento.
Le stanze sono definite da muri bassi (h 1,60 m) rivestiti di specchi, fra loro paralleli, che producono un effetto caledioscopico “di meraviglia” moltiplicando all’infinito
la ricchezza dei quattro temi della vegetazione o restituendola nel suo aspetto reale, a seconda dell’altezza dello sguardo del visitatore.
Sugli specchi si alternano alcune icone della nostra memoria storica: grafie di Bomarzo, di Pratolino, di un trattato del Serlio. I quattro muri, quando vi si accosti, hanno anche una voce, la Callas,
Tartini, Paganini, Elena Da Venezia che legge Petrarca.