PAESAGGIO

 

Paesaggio è un concetto ampio, che da sempre nelle arti figurative indica un insieme conforme, nel quale è riconoscibile un sistema di valori comunicabile.
Negli ultimi anni in architettura il concetto di paesaggio ricorre sempre più spesso, sicuramente perché offre un angolo critico adatto a interpretare un'evoluzione dinamica dell'ambiente. Un approccio paesaggistico infatti insiste su relazioni fra elementi più che su oggetti in sé: non parliamo più di edifici "ben composti" in un paesaggio, come era nella dialettica fra opera di architettura e piano, fra testo e contesto: un progetto è un sistema di linguaggio che si "pone in luogo" e enuncia valori-dimensioni, non diversi da quelli di Kundera o delle Lezioni americane di Calvino: leggerezza, superficie, trasparenza…, un ipertesto.
Le strategie e le tecniche del disegno urbano cambiano, si tende a lavorare più per sistemi e sequenze, per punti e a rete che non per trasformazioni radicali. Sono anche le dinamiche economiche e sociali della nuova città che richiedono questo spostamento, con risorse sempre più limitate, e poteri locali sempre più articolati. Vi è un'assoluta libertà di tema e di scala, con commistione di soggetti e di ruoli: un'azione, più una strada, più una copertura, più un albero, più un materiale, più una trasparenza possono essere la base di un progetto, purché si stabilisca una sequenza di senso nel magma amorfo della città-campagna. Il caos è un ordine che si comincia a capire solo se accettato sul suo terreno.

Per questo la definizione contemporanea di "giardino" tende sempre di più a confondersi con quella di "paesaggio".
Come è sempre stato, il paesaggio è un palinsesto fra i più eloquenti di ogni civiltà, che contiene in sé i dati genetici del suo tempo e insieme esprime una risposta.
Nel futuro sarà forse sempre di più uno spazio discontinuo, come tutti i canali del pensiero contemporaneo sembrano indicare. Sarà comunque la nostra idea di oasi. Apparterrà alla nostra schizofrenia culturale, fra il qui e il dappertutto, cioè fra i valori delle nostre radici - siamo nati qui - e il nostro essere ubiqui - siamo cittadini del mondo -, influenzati non da un anonimato internazionale ma da mille diversi stimoli che da tutto l'universo ci arrivano: sono i due poli antitetici del regionalismo critico e dell'international style che all'infinito si incrociano. Sarà un luogo utile, che si interroga sui nuovi comportamenti umani che stabiliscono centralità e identità nella vita di una collettività. Sarà un nuovo codice per crittare la città discontinua, la città che ha decentrato il trasporto e la comunicazione come mai prima nella storia. Sarà, come sempre, un luogo fortemente creativo e innovativo, che sperimenta materiali e tecniche. Sarà un mass-medium, idee-natura per funzioni pubbliche di particolare importanza. Si, perché il giardino che è da sempre uno spazio con una forte valenza, diretta o indiretta, pubblica, nel nostro tempo esce dal recinto e diventa sistema connettivo della nuova città, come le strade, le ferrovie e l'illuminazione. Il giardino del nostro tempo ha come modello e tema centrale la città e le sue dimensioni.

Il problema è di evocare con un'entità di pensiero e di forma un principio d'identità nel quale la gente possa riconoscersi. Il paesaggio non è stato mai altro che questo.