L'Auditorium assume il paesaggio
come uno dei suoi caratteri più specifici. Così alla sua prima
inaugurazione questa architettura prende il nome di "Auditorium, Parco
della Musica". Fin dall'impostazione del progetto, durante il concorso,
Renzo Piano ha impostato questo principio con la chiarezza di un teorema.
Gli elementi primari di scala con cui confrontarsi erano il contesto geografico
e urbano, le colline di Villa Glori e dei Parioli e la pianura alluvionale,
il Quartiere Flaminio con l'asse romano fino a Ponte Milvio, il Quartiere
Olimpico e i grandi dinosauri delle Olimpiadi del '60: il Palazzetto dello
Sport, lo Stadio Flaminio, il Viadotto di Nervi e Moretti. Tutti questi elementi
sono stati recepiti appunto come caratteri fisici e umani di un paesaggio,
nel quale i nuovi segni dovevano porsi alla stessa scala e con la stessa musicale
frequenza. I tre gusci delle sale musicali come uniche emergenze, le due quote
di Pildsuski e dell'Olimpico, tra le quali tutto il complesso è contenuto,
come l'estensione in altopiano di un dislivello che già c'era, una
foresta che "trascina" e prosegue la vegetazione delle pendici delle
colline, lo scavo della grande cavea come apertura verso il quartiere, uno
dei più belli della Roma moderna ma che trova solo qui uno spazio pubblico
che lo rappresenti come una piazza. Solo tre strutture aeree, le sale, sono
librate sulla foresta. Sono forme nate dalla loro funzione di casse armoniche,
e proprio per questo "naturali", zoomorfe e insieme minerali.
Fra questo ordine e le persone non vi sono segni intermedi, solo materiali
e dettagli.
L'altra idea è quella urbanistica, l'Auditorium come fattore di rigenerazione, un nuovo principio di identità
che unisce e connette la città. La nuova struttura occupa circa cinque
ettari: uno per le sale, tre per il complesso, uno per la cavea. Tutte le
coperture, tranne le sale, sono aperte al pubblico come un parco. Quattro
ettari su cinque tornano alla città come un'agorà insieme centripeta
e centrifuga.
E' opportuno ricordare che qui vi era degrado e abbandono, un parcheggio delle
Olimpiadi semideserto il giorno e teatro di viados la notte, una sorta di
lacuna nella continuità della città che disuniva fortemente
i quartieri, circuito di traffico impenetrabile a piedi.
Il parco ha una relazione fisica e psicologica diretta con il quartiere: è facile da percorrere, in
piano, sicuro, accessibile. La vegetazione spogliante si alterna alla sempreverde
su una maglia costante che evidenzia diversità delle specie, in modo
da avere una continua variazione di frequenze sullo stesso pentagramma. Questo
avviene secondo un ordine chiaro, con una cintura sempreverde esterna e boschi
decidui all'interno. Gli alberi in parte ripetono le specie già presenti
attorno -lecci, allori, pinea, cipressi...-, in parte ne estendono la gamma
-liliodendron, cercis, sughere, olivi...-. Grandi superfici erbose e di edera
rafforzano la massa vegetale.